Il mio inizio peripezia per fare della fottuta psicoterapia

Tra la fine dell'autunno e l'inizio dell'inverno dell'ormai lasciato indietro anno 2025, i cui postumi però mi rimangono addosso tutt'ora (anche letteralmente...), è successo qualcosa di strano: ho ripreso a stare tutto sommato abbastanza psicologicamente male, come non mi capitava da un bel po', per nessun apparente motivo...

Sorvolando sui dettagli più specifici, e su quelle che possono essere secondo me le cause più dirette dei singoli momenti di sconforto e disperazione che sono accaduti e che ogni tanto continuano ad apparire, ho accettato l'ipotesi per cui in questo momento potrei aver bisogno di aiuto esterno, specialmente visto come sono ormai da mesi in terapia ormonale sostitutiva, che è praticamente come vivere una seconda pubertà nel mio caso a 21 anni, e insomma... ho accettato di fare psicoterapia.

In realtà, non mi ero mai rifiutata; semplicemente, ottenerla dal settore pubblico mi sembrava (ed oggettivamente è) una sbatta troppo grossa e — per quanto i miei genitori dicevano che probabilmente mi servisse già ben prima che (ri)sorgessero strani problemi, vista la grevità del mio percorso — essendo che devo vedermela io per ottenerla, ma non vedendo alcun motivo per farlo, non ci ho mai pensato molto... prima di arrivare a questo punto.

Comunque, una volta accettato il mio destino, e chiarito ai miei che la mia posizione è quella che è semplicemente per via del troppo sbatti, non per orgoglio o testardaggine o altro... una mattina sono andata con mio padre dal medico di base per chiedere qualche informazione in più e, nel caso ottenere la carta necessaria per fare richiesta di supporto psicologico all'ASL...

In realtà, però, vista la mia situazione, già soltanto qui c'era un bivio: dovrei andare dagli psicologi dell'ASL, per cui serve appunto la carta del medico, ma l'accesso è veloce... oppure al consultorio per la disforia di genere della mia zona, come consigliato dalla mia endocrinologa? Io non ne avevo idea, perché, da un lato, questi usciti fuori ora sono problemi più generici, tra l'altro bene o male risorti dal passato anziché del tutto nuovi, e che non hanno direttamente a che fare con il mio percorso di transizione, su cui invece mi sento felice... ma, dall'altro, magari hanno qualcosa a che fare con quest'ultimo, o comunque magari andrebbero trattati secondo questa lente, perché gli ormoni possono essere stronzi e diretti colpevoli del mio sminchiamento interno...

Beh, il dubbio mi rimane tutt'ora, ma la crisi immediata è stata risolta dal medico, che ha sostanzialmente suggerito di andare per la seconda strada... ma, quasi come non volendo prendersi vere responsabilità per i suoi suggerimenti, ha usato parole così strane, ma così tremende, che, anche se in un certo senso divertenti, ho in buona parte rimosso, perché il mio inconscio le avrà percepite come aggressione: "io ti dico di fare così, poi se tu ti vuoi dare una martellata sui piedi, io non ne voglio sapere"... o qualcosa del genere, parafrasato dai miei offuscati ricordi e tradotto dal dialetto all'italiano.

La sua logica era che, visto il percorso che sto affrontando io, forse perché anche secondo lui i miei problemi possono derivare da quello, potrebbe essere inutile se non addirittura dannoso fare terapia con psicologi ordinari — senza particolare specializzazione, che normalmente lavorano con lo stereotipico genitore sfastariato, il tizio che ha problemi d'amore, la persona che ha disturbi psicologici più o meno comuni, e così via — e dovrei quindi piuttosto andare da quelli che hanno più a che fare con persone come me... che come principio è giustissimo, solo che è costruito su una premessa per ora ignota, cioè che i miei problemi siano da affrontare in chiave specifica al mio percorso di transizione, e non in maniera più generica, o addirittura legata al mio autismo.

Ho allora accettato di proseguire per questa strada, visto che a questo punto io non so scegliere, e subito dopo le feste di fine-inizio anno (perché durante, seppur in giorni tecnicamente non festivi, non rispondevano) ho chiamato il centro in questione... e ho così scoperto, come da me previsto ma non nei dettagli, che c'è una lista di attesa... ed è ormai passato ben più di un mese, e io sono ancora in questa lista.

Precisamente, ho chiamato l'altra settimana di febbraio, dopo circa un mesetto dalla prima chiamata, per chiedere maggiori dettagli sui tempi, e a quanto pare attualmente stavano chiamando le persone messe in lista da ottobre... quindi, per arrivare a me, che mi sono palesata a gennaio, temo ci vorranno ancora diversi altri mesi; specialmente perché io ho una priorità tecnicamente più bassa di altre persone, avendo bisogno di un supporto psicologico così, dopo aver già iniziato la transizione (e menomale...), a differenza di molti altri che si rivolgono al centro proprio per iniziare (e quindi è giustissimo vengano considerati più urgenti)... quindi, nulla; sono letteralmente tra color che son sospesi, e lo rimarrò per un po'.

Ironicamente, se avessi previsto con qualche mese di anticipo che si sarebbero verificati strani eventi mentali in me a partire da novembre, non solo il supporto lo avrei forse avuto ad ora, ma magari addirittura già prima che le cose peggiorassero ulteriormente... ma, anche se sono una ragazza magica, non ho ancora poteri divinatori, quindi non potevo farci nulla. (E, per fortuna, ora che è febbraio credo di stare comunque meglio di come ero tra novembre e dicembre, forse per l'avvicinarsi della primavera, quindi bene così.)

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