Ancora una volta, mi taglierò di nuovo.

È una normalissima ora della sera... di una sera non proprio normalissima, a dire il vero, ma è inutile soffermarmi su ciò... e l'unica cosa che vorrei davvero fare in questo momento, sommersa dalla disperazione di tutte le ultime ore della giornata, e dalle coperte del mio letto ad un orario insolitamente anticipato, è rompermi la pelle. Ancora una volta. Dopo averlo già fatto questa stessa notte, come se dentro di me già me ne fossi dimenticata, e rimosso in un colpo il prima, il durante, ed il seguito; come se non mi fosse bastato.

Vorrei fare altro, vorrei leggere, vorrei giocare, ma sono completamente prosciugata di energie spirituali; non riesco neanche ad immaginare di allungare la mano per prendere il libro o la console, per poi sperare di trovare l'attenzione che necessiterebbero. Vorrei scrivere, e ci provo imperterrita, con in mano il telefono, unica fonte di luce elettrica che percepisco da ore, ma non so neanche io cosa voglio dire, quali parole scrivere, cosa desidero davvero... Le uniche cose che vedo chiaramente nella mia mente in questo momento sono la lama, il sangue, ed il dolore.

A questo punto, quello che accadrà di qui a breve è praticamente già deciso, per quanto non sia stata davvero io a deciderlo stavolta: mi taglierò di nuovo. Non c'è molto di meglio da fare, le mie distrazioni ordinarie non funzionano, e a quest'ora non ho ancora voglia di dormire, anche se sento che dovrei. Non ho avuto modo di vivere la giornata appieno, nonostante tutte le mie migliori intenzioni e speranze, ed ora mi sento quindi ancora una volta vuota, annullata, priva di gioia; morta, ma allo stesso tempo perfettamente cosciente di un peso esistenziale che non so da dove viene, e che mi schiaccia, sempre più forte, togliendomi il fiato.

Ormai so perfettamente che farmi male è per me inevitabile, perché, ogni volta che penso non sia così, puntualmente vengo smentita dai fatti che io stessa perpetro, e dai segni che mi restano addosso. Non sono abbastanza forte per sopportare tutto ciò che di oscuro provo senza avere il bisogno costante di scappare; e a volte riesco a farlo seguendo strade meno violente, certo, ma devo comunque scappare... ed oggi, purtroppo, l'unica via di scampo che riesco a vedere è ancora una volta quella della mia autodistruzione fisica.

...Eppure, per qualche motivo, anche stavolta nemmeno riesco a rifarlo e basta. Per quanto la pelle mi pruda, per quanto la mente continui ad urlarmi di prendere la mia arma e tagliare, e scavare, e rovinare, qualcosa di invisibile, quasi impercettibile, mi continua a trattenere fino all'ultimo... e non so cosa sia. Non capisco se sia paura di soffrire ancora di più, o se sia vergogna per la mia patetica mancanza di resilienza, o se sia tristezza per il fatto di essere costretta a danneggiare il mio stesso corpo per stare meglio, o se sia rabbia perché in fondo so perfettamente che, dopo che avrò fatto per l'ennesima volta questa stronzata, non sarà migliorato assolutamente nulla... ma l'unica cosa che a questo punto è chiara, e con tremenda certezza, è che non farà altro che ritardare il momento fatidico.

Commenti

Post popolari in questo blog

Preoccupazioni inutili sul mio braccio prima delle analisi del sangue

Vediamo 'sto cestino e le sue criticità iniziali